
l'anno scorso si trattava della novità, anche se altro non era che un rivestimento millenial di Shonan Junai Gumi, ma perchè questo successo? e perchè lentamente le vendite di tokio revengers sono state superate da Jujutsu Kaisen e altri manga sulla cresta dell'onda solo dopo la chiusura del Black Dragon Arc.
Andiamo con ordine partendo dalla trama per poi divagare come mio solito.
Takemichi è un inetto 25enne; subito dopo aver sentito al telegiornale la notizia di un conflitto tra gang che ha coinvolto 25 vittime tra cui la sua ex-ragazza delle medie Hina si avvicina al treno ma uno spintone che pare essere un tentato omicidio diventerà occasione di riportare tutto come prima se non la possibilità di migliorare se stesso attraverso esperienze di eros e thanatos che da inetto lo porteranno a capo di una gang.
Mi interfacciai inizialmente con la trasposizione animata perché sono un anime enjoyer rispettabile e al terzo episodio sotto consiglio iniziai a seguire settimana dopo settimana le nuove puntate empatizzando con la storia di Takemichi e affacciandomi (ancora vergine dei vari GTO, Due Come Noi etc.) alle storie delle bosozoku, le bande giovanili che infestavano il giappone soprattutto nel dopoguerra e già nel 2005, ovvero il periodo storico della storia di Wakui (anche lui ex-membro di una banda) cominciavano ad estinguersi per ovvi motivi.
In crisi per la lentezza delle uscite (ero entrato in fissa a quanto sembra) iniziai a mettermi in pari con gli amici nipponici in maniera del tutto illegale senza riuscire ugualmente ad accontentarmi per un effetto di climax in sospeso che funzionava molto bene con me. Sono consapevole che la lettura in scan è superficiale, ma le migliori ore di lettura le passai l'estate scorsa col pc scassato, capace solo di elaborare tavole e pop-up: ed io ero in lacrime per questo shonen puerile e spesso ingenuo, ma di cui non smetto di avere un buon ricordo, almeno fino alla "fine", dalla quale in modo estrinseco si collega la quest secondaria per salvare Lautrec dalla prigione.. scusate il mio fanboysmo, mi riferisco alla perseveranza urticante di Takemichi di tenere tutti i suoi amici vicini e fuori dai rapporti con la malavita.

Nella "fine" (volume 21) l'obiettivo si concretizza e Hina viene salvata da Kisaki, ma un altro verrà condannato, quasi per effetto farfalla, ovvero Mikey, che nel futuro si unirà alla yakuza per allontanarsi dagli amici e per non farli preoccupare dei suoi impulsi oscuri (questa mi è nuova).
Per giustificare gli impulsi oscuri verrà spiegato che Takemichi non è l'unico Time-Leaper, ma si tratta di una catena di viaggiatori del tempo che ereditano questo dono e a donarlo a Takemichi è stato il fratello di Mikey, Shinichiro, che ha rubato con la forza il potere per cambiare il futuro, poiché Mikey col concorde da quest'ultimo regalato nella prima linea temporale si procurò un gravissimo incidente rimanendo un vegetale. La seconda linea temporale creata da Shinichiro invece fece sbocciare gli impulsi in Mikey, che pestò il fratello Sanzu per una causa superflua rivolta sempre al regalo.
Mi chiedo però se questo basti a prolungare un manga già finito, se basti a rendere credibile un personaggio in crisi di mezz'età precoce. Vado avanti con la storia e mi chiedo perché Draken è morto, perché più vo avanti e più personaggi nuovi si presentano, quando ormai c'è anche la consapevolezza che il manga ha un termine (meno male), mi chiedo come mai non sento quel brivido che provavo prima, con le prime battaglie, con lo scontro con Shiba nella chiesa, il momento più alto per me nonostante un finale comodo.
Forse mi è venuto a noia un pezzo di mondo su carta, ma no, credo che Wakui abbia semplicemente perso la via che c'è tra scrivere un successo e finirlo come tale, scegliendo una strada ripida per la quale possedeva ancora pochi mezzi, mandando quindi un po' tutto all'aria
Dopo il lato negativo, principalmente rivolto a una scelta di natura economica (non mi soffermerò sul tema) parliamo di ciò che è lodevole in questo manga.
I personaggi sono metaforicamente direttori di orchestra, se mancano dei buoni direttori d'orchestra onestamente non so cosa accade, non sono avvezzo di concerti di musica classica; ovvio senza attori un film sarebbe difficilmente intrattenente. Il manga in questione allo stesso modo parla in maniera speciale di persone, poiché legate dalle difficoltà della vita da emarginati, ragazzi spesso senza famiglia o spesso senza altri stimoli per vivere. La Tokio Manji Gang è una casa nonostante Mikey la crea più con lo scopo romantico di continuare quello che faceva suo fratello, riuscendoci grazie a Draken, Baji, Kazutora, Mitsuya e Pah-chin. I personaggi principali della storia saranno Mikey e Draken, un duo equilibrato ma eccessivamente cazzuto, con il Valhalla Arc diventeranno importanti Baji e Kazutora: Baji è quel tipo di personaggio che avresti coccolato un po' più di tempo mentre Kazutora per quanto bisogna sbilanciarsi ed essere aperti con il suo sviluppo ammetto che è un personaggio discreto, meglio di molti altri.
Takemichi è un protagonista spettatore, nel senso che ci ritrovassimo noi nelle sue situazioni, magari con meno imprudenza, agiremmo comunque similmente, molto furbo come modello perché crea contrasto essendo molto debole ma affrontando sempre eserciti di ragazzi robusti e spesso armati, riuscendo con poco a far empatizzare il lettore.
Ultimo personaggio rilevante per la storia è Chifuyu, compagno di merenda di Takemichi e fedele sino alla fine, non è geniale ma un personaggio di questo tipo non aggressivo ma dalla parvenza badass ha il suo perché qua dentro.
Non ho letto Shonan Junai Gumi ma chi se la vive con razionalità e fa venti onde energetiche per cacare stia tranquillo è capisca che Ken Wakui lo sa (e meglio di noi) che le pattuglie ai tempi c'erano, ma che gusto ci sarebbe stato? una battaglia sarebbe diventata l'evoluzione di un flash mob e nessuno si sarebbe fatto male, a mali estremi la disney avrebbe comprato i diritti dell'anime suvvia.
Tornando a noi spero davvero che dopo questa brutta serie di capitoli il 377 e il 378 renderanno quel briciolo di dignità ad un manga che comunque rispetto e seguo nonostante le costanti delusioni.

Ancora non ho capito perché ho visto questo anime, forse per essere affiliato allo studio che più apprezzo attualmente, ovvero bones, ma qualcosa mi dice che già sapevo a cosa sarei andato incontro e che mi sarebbe piaciuto nonostante tutto, ciò mi ha portato a vedere questi dodici episodi co-diretti dalla mente di code geass e sviluppati su una storia di amore verso lo skateboarding, come un normale anime sportivo.
Ci sono due personaggi principali forzatamente già legati dal primo episodio perché a Langa, quello più timido, cade uno skate addosso e se ne incuriosisce e Reki, il veterano skater lo inserirà in questo mondo aiutandolo in ogni circostanza.
I presupposti sono giustificabili dal fatto che almeno poi la serie a parte questa stupida apertura comincia a ingranare, ed in effetti cosi accade: dopo un primo episodio un po' banalotto e scialbo l'anime si espande facendoci conoscere i personaggi e le loro vite fuori dalla S, una competizione clandestina molto pericolosa e in pratica il fulcro della prima metà dell'anime, tutti i personaggi, da Miya a Joe, fino al villain Adam, sono godibili sia esteticamente che caratterialmente, e anche se la loro psicologia viene affrontata un po' in superficie ci sta, perché non è quello il centro dell'anime bensì l'amore per uno sport troppo rischioso e troppo sottovalutato, parafrasando ciò che si dice nell'anime, l'obiettivo di uno skater non è la gloria ma il divertimento, un messaggio di una semplicità quasi mielosa e disneyana ma pur sempre vera in fondo, non bisogna far qualcosa con l'idea iniziale di dover essere i migliori nel farla, perché con questa mentalità non ci saranno mai progressi.
A parte ciò ci sono molti tasti premuti nei momenti giusti come la caduta di Reki che secondo me ha senso ma ha intorpidito l'omogeneità iniziale della serie, più attenta su di lui che sugli altri personaggi, rovinando un po' l'intesa con Langa, incapace di leggergli un minimo il corpo e capace solo di peggiorare il suo stato mentale (quei momenti erano un po' imbarazzanti). Miya invece sembra dover essere il bambino forte fuori che però è insicuro e debole dentro, soprattutto per mancanza di fiducia ritrovata nelle gare dell'S con i protagonisti della storia, una evoluzione meno pressante per la trama che mi ha comunque emozionato.
L'episodio "filler", il 6 episodio che risuonerà come il solito episodio al mare non è cosi brutto e insensato se non per il plot finale che semplicemente non risolve la situazione inquietante che si è creata nell'episodio, ci sono state molestie e non ne possono uscire con "popolo strano scaccia gli spiriti dell'isola" è un discorso quasi razzista, che palle.
Parlando di una scelta nelle fasi finali non ho molto apprezzato lo scontro tra Reki e Adam nel torneo finale indetto da quest'ultimo, c'è stato un palese depotenziamento di Adam ho mi sbaglio?, com'è possibile che vinca di poco con quello che si auto-proclama l'anello debole, sbaglio ho è assolutamente inammissibile?, poi comprendo il significato dietro quella gara ma non c'è stato nessun allenamento o progredimento, solo una lotta psicologica "vinta", non è un bel messaggio dire che basta questo per realizzare l'impossibile, io sarei già a vivere da minorenne quale sono negli stati uniti con 2 fighe in una bella casa con piscina all'aperto, ma non funziona così, ed è assurdo per questo motivo, l'anime ha proprio questo come difetto principale, cerca di mandare messaggi positivi, ma lo fa dal mio punto di vista nel modo più ingenuo e stupido possibile, e non sto dicendo che allora è brutto, perché l'anime è davvero molto divertente, mi spiace solo che ci siano queste incomprensioni e per l'appunto, ingenuità.
Tecnicamente l'anime non raggiunge livelli trascendentali ma si regge comunque bene con una cgi nelle gare non troppo moleste e momenti climax creati anche grazie all'ottima estetica dei personaggi, soprattutto Joe e le sue trovate in gara sono incredibili e i suoi muscoli sono realizzati molto bene, un plauso anche all'op impossibile da skippare e a quello che si può definire comparto gag nell'anime, molto simpatico e non troppo pesante.
In linea di massima quindi un anime leggero e impreciso, che sa regalare emozioni e che in un certo qual modo sa introdurti ad una cultura molto più interessante di come viene descritta qua, ma il risultato è pregevole e sicuramente meriterebbe una seconda stagione, per concludere giusto quello che qui ha solo aperto.

Il pregiudizio nelle fasi precedenti all'approccio di quest'opera è assodato: prima sicuramente non sapevo, non sapevamo il motivo, ma quando l'anime è stato completato (di forma legale per una volta), almeno un tassello del puzzle in più si aggiunge a quel raccapricciante 2000 pezzi trovato nello scantinato. Se quest'anime dovesse trovare un paragone, il puzzle ci andrebbe anche bene, oltremodo un puzzle storto è incompleto, con qualche tassello rotto a furia di esser stato incastrato con pezzi non corrispondenti a quello, un puzzle concepito per giovani adulti, da alcune centinaia di pezzi, ma svolto da un bambino, incompetente e impaziente.
Ragionando su questa divagazione potremmo fare un collegamento: pensiamo al puzzle come si era detto come al prodotto finito, al bambino come ai produttori, ai tasselli rotti come a ogni singola lacuna dell'anime: in breve, questo è un anime non finito, con una storia molto sintetizzata solo per spaziare argomenti e personaggi tra i quali alcuni sembrano inutili, con il difetto di non spiegare il plot più importante della storia: io mi terrò appunto legato al dito il fatto che Shiro non si sia mostrata per quella che è, una yandere schizzata che dalla metà della serie identifichiamo come Wretched Egg o l'uomo rosso, un super plot che avrebbe rinfrescato le parti finali dell'anime essendo lei la responsabile della morte dell'intera classe di Ganta (un plot che probabilmente avrebbero risolto con "okei Shiro...anyway"), soffermandomi da un altro lato sull'aspetto trash, che viene composto da una innocenza nella scrittura e dall'abuso di sconquassamenti di corpi umani, posso dire che mi ha parzialmente preso, anche per un eccessiva quantità di personaggi etichetta (cattivo/pazzo/ingenuo/ingenuo ma pazzo), resi in modo macchiavellico per intendere un certo senso di tossicità e follia all'interno del carcere, elemento in cui si svolgono le vicende, il bellissimo deadman wonderland, con una struttura a circo che avrebbe dovuto far divertire i turisti facendo morire i prigionieri (a volte nemmeno condannati a morte) con giochi all'altezza di squid game o un qualsiasi survival horror sotto oppioidi.
la citazione ad arancia meccanica usata a caso per ferire i miei sentimenti da fake-cinefilo
Il motivo per cui ho detto all'inizio che questo è uno dei miei pochi guilty pleasure è dato dal fatto che dopo un inizio che non ho trovato interessante, ho avuto l'illusione di un espansione di quella suddetta lore del circo: tanti complotti, tanti personaggi, tante belle frasi; ma resta appunto un illusione, questo è un prologo per me, non presenta quindi nulla di chiaro, il protagonista Ganta non riesce ad avere un finale degno ne come personaggio shonen, che da inetto passa a diventare dominatore del sangue a tutto campo (alla fine riesce a fare una cosa figa ma non capiamo come ci riesce ne perché ci riesce anche Shiro) ne come personaggio che vuole riconciliarsi ed è in cerca di libertà, pare appunto aver accettato questa vita insieme ai suoi nuovi amici e Shiro l'omicida, che mi è sembrata un personaggio talmente vago e mal scritto, per quanto potenzialmente intrigante. Poi se devo parlare del miglior personaggio credo che Senji meriti questa posizione, anche se come ogni comprimario, resta molto annebbiata la sua caratterizzazione e per quanto sia bello creare un aria misteriosa, ogni tanto sapere un pò di più semplifica la nostra empatia verso un personaggio, e qui l'empatia non si può provare a meno che non viene confusa con la compassione, quella che sentiamo ogni volta che quell'imbecille di un Ganta deve far capire a tutti quanto è insignificante e debole o quando quel buono d'animo di Nagi impazzisce del tutto perché si ricorda che sua moglie è deceduta, ma poi dopo aver sterminato ogni forma di vita dentro una stanza capisce che comunque dentro il circo ha trovato un amica da difendere: qui la compassione la provi per gli sceneggiatori, e per carità, non sempre ci sono brutti dialoghi, o meglio, monologhi: le motivazioni che spingono alcuni personaggi a compiere determinati gesti sono okei (altri semplicemente non lo scopriremo mai perché si sono ridotti così), Ganta all'inizio per esempio manifestava un senso di colpa sottile nei confronti dei suoi compagni e doveva ripeterselo di non essere colpevole per non dimenticare la sua innocenza, poi però personaggi come il villain Tamaki sono solo dei bastardi edgelord in cerca di casini, ma per quale motivo?. Nell'ambito visivo i disegni simil-eureka seven sono buoni alle volte, poi ci sono fish-eye pazzerelli e la magia finisce, ma in generale non si tratta di una brutta scelta stilistica e la regia funziona, anche se in un luogo così buio e poco strutturato come l'interno del circo fare una buona animazione nei combattimenti è il minimo sindacale.
Il difetto principale di Deadman Wonderland quindi per farla breve è l'assurdità con cui la sceneggiatura deve farci bere delle cose; la sospensione dell'incredulità viene rotta costantemente e io mi sono sentito stupido guardando questo anime, ma tralasciando questo e rimanendo nel chilling citando un saggio, può essere un ottimo anime da guardare in compagnia e da perculare nel mentre, non lo consiglio per chi cerca un horror serio, ma se volete del gore "censurato benino" e non con i fasci divini, dategli un occhiata.


Anime di nicchia, chi sa sa diciamo elitista, qualcosa con poco seguito e di poco conto, un prodotto poco amato e troppo poco coccolato, insomma, underrated.
Incuriosito dal trailer e dal 90 su anilist di mio padre Italo Scaniello decido, in un periodo dove il tempo soffoca ogni mio desiderio (o io non mi rendo conto di perderlo) di cominciare anche questo anime.
Il discorso della perdita di tempo è essenziale in parte, qualcosa che nell'opening viene citata e che negli episodi non si fa paradossalmente vedere, per caso una critica a chi perdendo tempo è giunto addirittura a un anime così nascosto?, no, non credo ma mi fa comunque pensare, pensare al bisogno di affrontare la vita in modo complicato e con costrizioni che sono letteralmente costrutti mentali dati da una società capitalista apatica davanti ai sentimenti dell'uomo; d'altro canto qui si presenta un mondo magico, ma soggiogato comunque da qualcuno, non a caso gli umani, che rappresentano i nemici della storia (i protagonisti sono i tanuki e i tengu, le altre due colonne portanti della nuova società giapponese) e che con pochi scrupoli distruggono progressivamente ciò che resta di questa magia, per quella che loro chiamano tradizione (ma per quella che in realtà è competizione), il folclore assume quindi un risvolto critico, come se fosse messo in difficoltà, come se si trovi in un luogo ostile e solo chi possiede la magia riesce a proteggerlo e mantenerlo salvo per le prossime generazioni.
Ma a parte il lato introspettivo, parlando del prodotto e di come è stato svolto, si può solo applaudire dal primo all'ultimo episodio: un esplosione di colori accesi e spunti allucinanti, nella trasposizione molto originale di un Giappone diviso per metà tra tradizione e moderno, la rivalità tra famiglie e i piccoli dissidi che inizialmente comici prenderanno poi una strana piega sempre più inquietante e sbagliata, il ritmo poi che accelerato non si sentirà comunque troppo poco chiaro e frettoloso drogherà lo spettatore di hype e di attenzione verso l'opera.

Parlando più specificatamente dei personaggi principali, ho amato l'importanza del padre per i 2 figli più grandi, il fatto che Yaijirou si senta responsabile probabilmente per la prima volta della sua morte nascondendosi per diverso tempo in fondo a un pozzo per disonore e vergogna verso i suoi cari, il fatto che il primogenito Yaichirou si senta ancora più responsabile per la mancanza del padre e desideri invece prendergli il posto come Maestro Imitatore è commovente, mentre gli altri 2 figli sentono il padre come una leggenda che purtroppo non hanno conosciuto a fondo e non provano troppa mancanza, e la madre vive con la coscienza che suo padre è morto felice e sereno, perciò per l'ennesima manifestazione del loro sangue degli idioti non si sente abbattuta, ma triste e compassionevole verso i figli.
I personaggi più misteriosi della vicenda restano però Benten e Akadama, che per me ancora sono difficili da interpretare, ma credo scorri in essi uno strano legame insolvibile, probabilmente approfondito nella seconda stagione, ho in ogni caso amato il momento in cui Benten confessa la sua malinconia al protagonista, rendendosi più bella narrativamente parlando della solita cattiva affascinante.
L'ultimo arco finale che può essere considerato l'unico dopo l'introduzione slice of life, che comunque non viene sminuita essendo importante per empatizzare coi personaggi e per conoscere il world building particolare e molto compresso, comincia con l'inizazzione di un rituale che avrebbe introdotto i preparativi per scegliere il Maestro Imitatore(tra Yaichiro e suo zio Ebisugawa), da qui in poi ci sono più o meno quattro-cinque episodi di pura follia, che vanno molto in disaccordo con la prima parte, ma io ho seguito come un pazzo la famiglia eccentrica perché non volevo che qualcuno finisse in pentola; il riscatto di Yaijirou mi ha commoso e il suo discorso sulle ultime parole di suo padre, riportate da Yasaburo come se fosse spiritualmente una sorta di erede, mi ha fatto crollare dalla sedia.